changing landscapes 2

Paolo Granata > De(via)zioni

Lavorare sui concetti di velocità e lentezza all’interno del tema generale delle trasformazioni del paesaggio della “piana” tra Firenze e Prato presentava due forti criticità.
La prima, in generale, era costituita dalla difficoltà nel raccontare concetti astratti, attributi del movimento, nel congelato istante dello scatto fotografico.
La scelta è stata di rappresentare questi concetti ricorrendo alla figura retorica dell’ossimoro, così che la negazione del movimento finisca per diventare l’”assordante silenzio” della velocità ed insieme la conseguenza estrema della lentezza.
La seconda, più in particolare, esigeva invece che l’argomento rotonde stradali (o rotatorie viarie) si confrontasse con il territorio circostante: “ogni rotatoria dovrà avere un proprio modo di relazionarsi con l’intorno”, come suggerisce l’architetto del paesaggio Paolo Mestriner, “intorno che non si conclude nelle immediate vicinanze, ma comprende un dominio spaziale ampio”.
Si trattava quindi mettere in relazione, ma più spesso in vero e proprio confronto dialettico, ciascun soggetto con aspetti del territorio circostante, scelti non a caso ma in qualche modo collegabili con il tema generale.
L’attenzione si è quindi focalizzata su elementi che fossero “in movimento” nel declinare la loro destinazione di uso: non ancora o non più utilizzati, sotto utilizzati o diversamente (rispetto alla origine dichiarata) utilizzati.
Tutto questo trascurando intenzionalmente il territorio urbano dei tre capoluoghi, in quanto non direttamente riferibile al concetto comunemente accettato di “piana” come territorio ad originaria vocazione agricola ed oggi in costante evoluzione.