Il Progetto #2

Alberto Ianiro (12)

Velocità e Lentezza nel Territorio della Piana
Introduzione al Laboratorio a cura di DAVIDE VIRDIS

La seconda esperienza del laboratorio fotografico Changing landscape, a distanza di un anno, ha posto un altro tassello verso la creazione dell’Osservatorio sull’area metropolitana che, utilizzando il linguaggio della fotografia intende monitorare le pulsazioni dinamiche del territorio. Il progetto si prefigge lo scopo di superare la dimensione culturale che si limita ad attribuire alle immagini fotografiche un valore estetico fine a se stesso per utilizzare la forza evocativa del linguaggio fotografico al fine costruire una rappresentazione critica del complesso sistema di relazioni sensoriali, emozionali, culturali ed economiche che influiscono nella percezione della contemporaneità di un territorio, partecipare quindi allo sviluppo del dibattito, oggi più che mai attuale, sulla qualità del suo divenire.

In questo secondo appuntamento Changing Landascapes ha cambiato format, ai partecipanti è stato infatti chiesto di confrontarsi con l’esplorazione di un tema predefinito, comune per tutti. La scelta del tema d’indagine è nata con l’intenzione di stimolare l’uso della fotografia come strumento d’analisi dei fenomeni a fronte di un facile rifugio nella pratica della documentazione di un abaco d’elementi. Ogni partecipante al Laboratorio ha dovuto sviluppare la sua ricerca nell’ambito di un Progetto Generale al quale è stato dato il titolo: Velocità/lentezza.

In quale maniera un territorio dinamico come la Piana può associare la sua percezione al concetto di velocità (o di lentezza)? I tempi veloci della metropoli contrapposti alla pacata lentezza della campagna (ma sempre una metropoli è veloce e la campagna lenta?). Agli studenti è stato chiesto di scegliere e rappresentare, attraverso lo sviluppo di un “veloce” progetto fotografico, uno o più esempi di applicazione di questi concetti, nella più assoluta liberta di indagine, interpretazione e punto di vista personale sulle molteplici fenomenologie di un territorio contemporaneo.

il tema non era facile, l’intenzione era proprio quella di spingere lo sguardo verso una osservazione necessariamente soggettiva del paesaggio, obbligare gli studenti ad uno sforzo interpretativo che andasse oltre la scelta di un luogo, che vincolasse l’estetica dell’immagine alla ricerca di una coerenza con la proposta progettuale, che ponesse a confronto una idea di paesaggio con la sua percezione diretta: scatto perché cerco/vedo quello che penso.

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Una mappa visiva a due velocità
Introduzione ai Progetti dei fotografi cura di SANDRO BINI

Indagare le differenti velocità di trasformazione e di fruizione del Territorio della Piana fiorentina attraverso il linguaggio della fotografia ha costituito per i cinque studenti del Laboratorio Changing Landscape 2 una sfida molto impegnativa e credo di grande utilità formativa. La fotografia, immagine fissa, di per se si presta in maniera difficile ed ambigua ad esprimere questo tipo di dialettica dinamica. Se, infatti, da un lato il rallentamento della visione fotografica sembrerebbe consentire di misurare la velocità delle trasformazioni in atto, dall’altra parte la sua frammentazione e accelerazione sembrerebbe esprimere un adeguamento ai frenetici ritmi di fruizione del paesaggio contemporaneo in cui però potrebbe venire a mancare una adeguata distanza critica. Inoltre sul territorio gli impatti delle trasformazioni hanno tempi medio lunghi per essere visivamente verificati, mentre per esigenze didattiche il Laboratorio si è svolto in solo due mesi di tempo. Tutti questi problemi concettuali ed operativi hanno però costituito, come spesso succede, elementi di stimolo e riflessione per i fotografi che sono stati capaci di far nascere metodi di indagine e strategie di lavoro interessanti ed originali nell’esplorazione delle trasformazioni in atto.

Alberto Ianiro con il suo Paesaggio parlante si è chiesto e ha rintracciato, nei parchi e nelle oasi verdi che maculano le città e i borghi della Piana, i luoghi dove il paesaggio possa essere lento e godibile. Lo stile si adegua al concetto: la visione si rallenta e si apre in vedute ampie e panoramiche, dove la presenza umana sembra armonizzarsi in una sorta di natura socializzata e addomesticata. Andrea Foligni con Prato, Via Roma descrive invece la dialettica tematica velocità/lentezza percorrendo a piedi una direttrice stradale che dalla città di Prato si apre verso la città diffusa e raggiunge il borgo storico Poggio a Caiano. Qua la velocità della fruizione, della percezione e della trasformazione del paesaggio rallenta progressivamente passando dalla città alla campagna: dall’area industriale del Macrolotto al Parco protetto delle Cascine di Tavola. Lo stile fotografico si mantiene rigoroso e uniforme, sono gli elementi interni all’inquadratura (presenze, assenze, mosso) a determinare lo sviluppo dinamico della sequenza. Giovanni de Leo col suo Minuetto cerca di raccontare visivamente la velocità del paesaggio visto e vissuto dai pendolari del treno omonimo nel tragitto da Firenze ad Empoli. La velocità del paesaggio, sembra suggerire de Leo, dipende da quella del mezzo di trasporto con cui lo attraversiamo, dai suoi passaggi e dalle sue fermate. Ma le sue e immagini si concentrano in definitiva solo sull’interno delle nuove carrozze e sul paesaggio desolato di piccole nuove stazioni intermedie. Lo spostamento spaziale è solo illusorio, l’attenzione è rivolta unicamente alla carrozza e ai binari, i mezzi che permettono lo spostamento reale. Parafando Mc Luhan “il medium è il paesaggio”. Le De(via)zioni di Paolo Granata, sono le recenti rotonde stradali della viabilità ordinaria della Piana che consentono anche allo sguardo di rallentare e di aprirsi in una visione panoramica. Questo rallentamento e irraggiamento della visione consentono infatti al fotografo, partendo da queste punteggiature del traffico, di decifrare le trasformazioni del paesaggio circostante e di cogliere, tramite l’essenzialità del bianconero, la velocità della trasformazioni in atto: nuove costruzioni, edifici abbandonati, sottoutilizzazioni, nuove o differenti destinazioni d’uso. Infine anche nel lavoro di Sabrina Ingrassia You have fifteen minutes: Fast food la percezione e la fruizione del paesaggio dipende da quella del mezzo di trasporto, in questo caso l’automobile. Si tratta ovviamente per gli Autogrill autostradali, di paesaggi della sosta e del consumo, ideati per la velocità e il transito, in cui tutto ha un tempo calcolato d’utilizzo e tutto quanto è predisposto (dalle infrastrutture, alle architetture, fino all’arredamento degli interni e alla musica) per un veloce consumo ed un’altrettanta rapida accoglienza. L’uso del colore, l’enfatizzazione del mosso, la frammentazione dello sguardo, sottolineano questa percezione di velocità nel ristoro.